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Tesi

Condensare il percorso

Perché scrivere una tesi?

Scrivere una tesi è un viaggio che educa e affina la nostra mente, anche e soprattutto in questo tempo di intorpidimento cognitivo crescente, a causa dell’uso sconsiderato delle AI.
La ricerca insegna a conoscere e comprendere non solo l’oggetto specifico della nostra ricerca, ma apre sempre e comunque alla realtà nella sua variegata complessità. La redazione del testo aiuta a organizzare i risultati delle nostre scoperte e a comunicarle con chiarezza. È un’esperienza che stimola introspezione e sensibilità, illuminando la complessità del mondo.
Nel campo della teologia spirituale, inoltre, assume anche un compito di testimonianza, perché comunicare quanto compreso con amore e attenzione dell’esperienza di Dio dei santi e dei maestri che ci hanno preceduto, è un inestimabile servizio a tutta la Chiesa.

Chi può guidare la tesi?

Per il programma di Vita Cristiana indirizzo Spiritualità è a ogni professore stabile della Sezione San Luigi della PFTIM, che può essere chiesta la direzione della propria tesi, sia di Licenza che di Dottorato. 

Come si sceglie un argomento

Per l’argomento della tesi ci sono due strade fondamentali: o seguire un proprio interesse oppure chiedere un tema al professore.

Nel primo caso il vantaggio è certamente nella motivazione personale. Un argomento che ci appassiona ci spinge a impegnarci di più, rendendo il processo di ricerca e scrittura più coinvolgente e gratificante. Si ha maggiore libertà di definire l’approccio e la struttura della tesi, sviluppando una capacità di ricerca indipendente.
Il rischio è che il tema non rientri pienamente negli interessi del docente oppure non sia completamente allineato alle sue competenze e il suo supporto come indicazioni bibliografiche o di controllo potrebbe essere inficiato. Oppure che si debba perdere molto tempo nella delimitazione del tema, che generalmente agli inizi è sempre ingestibile (“Il perché del dolore nell’universo”, “La gioia nella storia della teologia”, etc.) oppure richiederebbe un dominio bibliografico impossibile (“L’importanza di Platone nella patristica greca”) perché né noi né il professore sono pienamente dentro l’argomento.

Nel secondo caso ovviamente tutto sarebbe più semplice, perché il professore ha delle aree di ricerca e di competenza e può facilmente scegliere un argomento gestibile, ben delimitato con indicazioni bibliografiche precise. Inoltre (a livello di dottorato, ma la licenza ne è comunque un primo scalino), se il professore fa parte di un gruppo di ricerca, lo studente che volesse inserirsi in un percorso accademico più prolungato, avrebbe la possibilità di contribuire al progetto stesso. Lo svantaggio principale è che se l’argomento non “prende” pienamente il lavoro potrebbe risentirne anche in qualità, perché la motivazione dello studente potrebbe non sostenerlo nella ricerca.

Ovviamente, in medio stat virtus: l’ideale sarebbe trovare, nel campo di competenza del docente, grazie a un dialogo reciproco, un argomento che possa interessare. Ecco perché è importante, durante i quattro semestri, seguire i corsi e cercare tra i docenti quello che rispecchia le caratteristiche che cerchiamo, in campo di interesse, disponibilità e compatibilità con i rispettivi punti di vista.

Cosa si richiede a una tesi?

A una tesi di Licenza non si richiede un contributo originale (questo è richiesto invece a una tesi di dottorato) bensì lo studente che la scrive deve dimostrare che lo ha raggiunto una capacità sufficiente di raccogliere le fonti più importanti di un certo argomento, avere la capacità, dopo la loro assimilazione, di coglierne i punti principali e di saperne fare una esposizione ordinata, supportata da citazioni pertinenti della bibliografia consultata. In poche parole, che si è impadronito del modo scientifico di lavorare in campo umanistico.

Considerazioni etiche

Oggi con lo sviluppo delle AI la tentazione di saltare tutto questo con un semplice prompt può essere ancora più seducente. Già il plagio (che in alcuni ambiti è anche reato), ovvero spacciare per proprio un testo frutto del lavoro altrui (anche se consenziente, cioè farsela scrivere da un ghost writer) è un vulnus terribile alla comunità scientifica, perché, oltre a essere una menzogna e un inganno, comporta un danno anche alla oggettività delle proprie ricerche. Nel campo delle scienze cosiddette esatte, il controllo dei risultati sta nella possibilità che ognuno possa ripetere quell’esperimento o quella dimostrazione matematica. Nel campo delle scienze umanistiche, come il nostro, l’oggettività dei risultati dipende moltissimo dalla moralità del ricercatore: quanto più è stato attento ai dati, intelligente nell’interpretarli, ragionevole nel trarne le conclusioni e responsabile nell’usarli, quanto più potremo essere certi dei suoi risultati. Ma un ricercatore che mente, inganna o falsifica i dati o tira delle conclusioni a partire dai propri pregiudizi o interessi invece che dai dati stessi, che affidabilità possono avere i suoi libri o articoli? Come possiamo affidarci alla correttezza delle sue intuizioni o conclusioni?
Quindi, accettiamo la sfida di scrivere una tesi: forse per molti sarà l’ultima occasione di approfondire in modo serio, con l’aiuto di un docente, un argomento e acquisire un sensus investigationis che sarà utile comunque per la vita.