Jean-Paul Hernandez S.I.
Questo corso era una tesi. Non nel senso di un lavoro scritto, ma nel senso di un pensiero articolato che ha presentato una posizione ben profilata, in contrasto con altre posizioni, con lo scopo di far progredire la conoscenza e la comprensione nel proprio ambito. In questo caso, la tesi era che l’arte cristiana la si comprende in pienezza nell’orizzonte della teologia spirituale e liturgica. Come in tutte le tesi, durante il corso abbiamo fornito tutta l’argomentazione e la documentazione necessarie per sostenerla. Così facendo, lo studente ha potuto attraversare i grandi capitoli della storia dell’arte cristiana, gustandola, come quella parte spesso dimenticata della “Traditio” che funge da grande cassa di risonanza all’esperienza di Dio. Ma allo stesso tempo, questo corso ha fatto scoprire la teologia spirituale come ermeneutica privilegiata dell’umano.
In realtà l’arte cristiana porta a compimento ciò che ogni arte è già nel suo nascere. Le prime lezioni del corso hanno analizzato, infatti, i risultati delle scienze antropologiche che mettono in evidenza la stretta connessione fra homo symbolicus e homo religiosus. Agli albori di ogni civiltà, l’arte nasce dall’esperienza del limite e della coscienza di un “oltre”.
Fra le tante tradizioni religiose del Mediterraneo antico, però, una in particolare vivrà uno sviluppo molto paradossale: la tradizione ebraica. Essa svilupperà un’arte che deve aiutare al passaggio fondamentale dal vedere all’ascoltare o, meglio, dal vedere al fare memoria. L’arte nella Scrittura è prima di tutto un “memoriale”. Inizia qua la funzione “mistagogica” dell’arte sacra, che attrae l’uomo avido di vedere per portarlo oltre al vedere. Le lezioni sull’arte ebraica si sono concentrate soprattutto sul significato artistico-teologico del Tempio di Gerusalemme. Il santuario ebraico, già nel suo nascere ai piedi del Sinai, è la metafora per eccellenza della vita umana e della “nuova creazione”. La stessa “sapienza” con cui Dio ha creato il mondo e con cui l’artista crea l’opera d’arte è consegnata a ogni uomo per fare della propria vita un’opera d’arte, un santuario, una “nuova creazione”.
Le lezioni dedicate alla nascita dell’arte cristiana hanno sottolineato ancora di più il suo contesto liturgico e spirituale. Le prime parole in cui si è consegnato l’evento fondante della nostra fede (l’evento del mattino di Pasqua) sono delle parole di “visione” (“è stato visto”, o come traduciamo spesso: “è apparso”). La “Traditio”, compresa la redazione dei Vangeli, sarà un “tramandare un vedere”. L’arte cristiana ne sarà l’esemplificazione, la sollecitazione, l’esperienza ecclesiale di comunione. La Chiesa prende il rischio della rappresentazione come “preghiera condivisa attraverso i secoli” e come “cornice di un Incontro” (come dice P. Florenskij dell’icona).
Inoltre, l’immagine cristiana sarà il memoriale di ciò che Giovanni Damasceno chiamerà la “Sua condiscendenza”, cioè il consegnarsi di Dio alla visibilità. Nell’arte cristiana convergono così le teologie della Pasqua e quelle dell’Incarnazione. Non solo. Con il suo stile tipologico, la prima arte cristiana riesce a dire Cristo con tutto lo spessore del Primo Testamento, e non ha paura di attingere anche a quelle “prefigurazioni pagane” che saranno “transignificate” dall’artista cristiano.
Le lezioni dedicate all’architettura sono state, poi, un’esposizione del significato teologico della nuova “spazialità” cristiana. Si sono studiate così la simbologia e la teologia dello schema basilicale, e anche degli schemi a pianta centrale come il martyrium (con l’importanza delle reliquie) e il battistero (“grembo materno” del cristiano come dice Agostino). Inoltre, si sono analizzati, con fonti scritte e numerosi paralleli, gli elementi fondamentali come l’abside (“porta del cielo”), l’altare (“pietra unta di Giacobbe” e dunque Cristo), l’ambone (pietra rotolata del sepolcro vuoto dove si annuncia la Risurrezione), la sede (glorificazione della croce), il pontile (“velo del tempio”), i pulvini della “schola cantorum” (recinto del giardino), la controfacciata (chiave di lettura del mondo), la facciata (che vela e svela il mistero), il portale (passaggio, cioè Passione), il transetto (tensione pasquale dell’altare), la cupola e la volta (cielo aperto che si posa sulla terra).
Il corso ha fornito anche una trattazione storico-artistica, antropologia e teologica di tre simbologie che attraversano tutta la storia dell’arte cristiana: il giardino, la Gerusalemme celeste e la croce.
Abbiamo poi riservato una parte del corso allo sviluppo teologico sull’immagine presente nella tradizione orientale, soprattutto intorno ai conflitti dell’iconoclastia. Infine, abbiamo studiato alcune opere “famose” e significative, per dare allo studente un modello metodologico dell’approccio a un’opera d’arte cristiana, con un’ermeneutica scientifica perché basilarmente teologica.