HomeBlogNewsIl linguaggio mistico: l’approccio di Michel de Certeau

Il linguaggio mistico: l’approccio di Michel de Certeau

Giuseppe Guglielmi

Lo scorso anno si sono ricordati i cento anni dalla nascita (1925) del gesuita francese Michel de Certeau, mentre quest’anno ricorrono i quarant’anni dalla sua scomparsa (1986). Ma chi era costui? A questa domanda lo stesso Certeau era solito rispondere, senza tanti giri di parole, di essere uno storico della spiritualità moderna. In realtà questo autore è stato un intellettuale dalle mille sfaccettature, perché “attraversatore” di campi disciplinari e istituzionali tra i più disparati. Di certo uno degli ambiti che lo ha reso noto nel panorama culturale interazionale è stato quello degli studi sulla mistica del XVI e XVII secolo.
Nell’ambito della licenza in spiritualità offro, ad anni alterni, un corso su questa figura davvero singolare. Ciò che più mi colpisce di Certeau è la sua capacità di interrogare gli scrittori mistici a partire da prospettive diverse: storiche, semiotiche, teologiche, psicanalitiche. Perché, mi si dirà, una tale pluralità di letture? La prima riposta che mi viene subito in mente è: perché i testi mistici non sono proprio simili al nostro linguaggio. Diverso tempo è passato e perciò anche il loro “pensabile” non è più il nostro. Certeau stesso lo aveva sperimentato già quando compì i suoi primi studi su alcune figure della Compagnia di Gesù come Pierre Favre (1506-1546) e Jean-Joseph Surin (1600-1665). Sceso negli inferi degli archivi con l’ingenua sicurezza di chi crede nella storia dei “fatti” (“come sono andate realmente le cose”), ne era risalito barcollante, ferito dalla consapevolezza che non avrebbe potuto esumare quei “cari estinti”, perché il loro linguaggio non si offriva alla curiosità onnivora del nostro presente. Eppure si tratta di testi che sorprendono. Un linguaggio alterato, ferito, segnato da un impossibile a dirsi che ugualmente vuol esser detto, suscitato da un Altro che pur “autorizzandolo” non lo garantisce, richiederà – di essere interrogato da coloro che restano «all’interno di una esperienza di scrittura» e conservano «una sorta di pudore delle distanze» (Sulla mistica, Morcelliana, Brescia 2010, 259).
A coloro che sono interessati … non mi resta che dare appuntamento al secondo semestre del prossimo anno accademico!