Jean-Paul Hernández S.I.
E’ caduto il tabù! Ci voleva un Papa, determinato e profondo come Leone XIV, per farlo cadere in mondovisione. Con parole chiarissime e semplici ha detto l’ovvietà che nessuno osava dire: è la fede che plasma l’arte sacra.
Era un tabù imposto da generazioni di riduttivismo intellettuale che aveva tentato di escludere la fede (e la teologia) dalla cultura che nasce da essa. L’arte, la musica, la letteratura, l’architettura della tradizione cristiana sono state analizzate con gli occhiali e cannocchiali di tutti le possibili ermeneutiche secolari, ma comprenderle con gli occhi dell’esperienza di Dio e con la riflessione teologica era bandito dall’ambito scientifico. Si è perso così pian piano il senso teologico delle cose, prima di perdere il senso tout court, rifiutato come non pertinente alla ricerca.
Nella Sagrada Familia però, questa chiusura si è infranta. Perché Gaudì ha costruito solo ed esclusivamente per trasmettere un senso. E adesso questo lo “vedono” anche i ciechi. Non a caso è una bambina cieca, Valentina, che ha spiegato il senso della torre di Gesù Cristo al Papa e ai reali di Spagna appena arrivati. Non è solo un momento “strappalacrime”. E’ una svolta epocale, un ribaltamento della nostra ermeneutica cieca (il Papa, fuori protocollo ha detto a Valentina: hai visto meglio di noi).
Adesso è l’esclusione della prospettiva teologica che risulta non scientifica. La fede fa vedere, e la teologia ne è la scienza. Ed è questa pratica della teologia come chiave di lettura radicale della cultura e della propria esperienza di vita che le Facoltà teologiche cattoliche propongono oggi. Nella Sezione San Luigi della Facoltà Teologica di Napoli, in particolare gli studi che proponiamo nel Master di “Arte e Teologia” e nei percorsi di Licenza (in maniera particolare l’incrocio con arte, letteratura e linguaggio simbolico nella Licenza in Vita Cristiana indirizzo Spiritualità) sono la possibilità di poter “respirare” di nuovo il senso dell’arte, delle cose, della vita. O per dirla con il Papa a Barcellona, “riscoprire il vincolo originario delle cose con Dio”. Sono parole che riecheggiano le parole con cui Gaudì spiegava la creatività: “Per essere originale bisogna guardare all’Origine”. Allora la teologia non si limita a essere un sapere, ma diventa un ingresso nella Creatività.
“La fede dà forma alle pietre e senso all’edificio che stiamo abitando insieme. Nella nostra preghiera scopriamo perciò l’originario legame delle cose con Dio, creatore del cielo e della terra: Egli è l’artista che ha impresso il suo splendore nel cosmo. Creato a sua immagine, l’uomo corrisponde all’opera di Dio col proprio ingegno: è così che l’artista fa del talento una lode e della creatività la testimonianza del Creatore stesso. Come architetto ardente di fede, il venerabile Antoni Gaudì pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi. Insieme a Gaudì, commemorando il centenario della sua morte, ricordiamo e ringraziamo questa sera tutti i promotori e i benefattori, gli artisti e le maestranze che cooperano a edificare un capolavoro architettonico che è anche un eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce. Nella sua saggezza, la Chiesa rinnova così la Biblia pauperum delle antiche cattedrali, che sono in sé stesse ricchissimi messaggi di evangelizzazione. In questo tempio d’immagini appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione.”
(Leone XIV Omelia alla Sagrada Familia)
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[Nota del Direttore di Sezione: P. Hernández è autore di Antoní Gaudí: la parola nella pietra. I simboli e lo spirito della Sagrada Familia, Pardes Edizioni, Bologna, 2007, l’opera ancora oggi di riferimento per l’argomento. Qui la presentazione su Rai Uno in occasione della consacrazione della Cattedrale nel 2010]