Giuseppe Amalfa S.I.
«Celebro la messa non con lacrime e non del tutto senza, con una certa devozione calda e come rossastra, con molti sospiri dovuti alla gran devozione» (Ds 49)
Questa frase è tratta dal Diario spirituale di Ignazio di Loyola e si riferisce alla descrizione di ciò che avviene durante una Messa: si fa riferimento alle lacrime, alla devozione descritta in modo abbastanza incomprensibile in termini cromatici e di temperatura, e poi ancora a una certa partecipazione del corpo che si dà al sospiro. Sono elementi piuttosto comuni del linguaggio mistico, ma forse non immediatamente riconducibili al fondatore della Compagnia di Gesù. Di questi passaggi, che rivelano un’intimità singolare, il testo di Ignazio è pieno.
Per capirne il senso, è necessario ricordare che il metodo di preghiera mentale che Ignazio di Loyola
propone nei suoi Esercizi spirituali prevede l’esame, un tempo in cui l’orante si mette a valutare “com’è andata” (Es) la preghiera. Ignazio suggerisce semplicemente di prendere distanza dal tempo più “ufficiale” di preghiera per vivere questo momento di rilettura. I particolari si aggiungono poi nel corso del tempo e della saggezza che viene dalla tradizione spirituale, la quale spesso e volentieri fa convergere questo tempo di rilettura in una serie di appunti raccolti in un diario, proprio come fa Ignazio.
Ignazio non propone nulla di nuovo, ma piuttosto qualcosa di riconosciuto dalla tradizione spirituale; in modo più o meno esplicito anche la Bibbia è frutto di questo tipo di esercizio: uomini e donne di spirito che restituiscono alla carta — o ad altri supporti materiali — l’esperienza di ciò che vivono nel loro rapporto con Dio attraverso la mediazione, sempre stretta e insufficiente, del linguaggio.
A partire soprattutto dal XVI secolo, questo esercizio dà vita a dei diari spirituali nei quali si raccolgono, spesso solo per sé, segni e tracce della vita di preghiera. Si tratta di mappe, a volte indecifrabili, di testi non pensati per essere in alcun modo divulgati e quindi organizzati secondo un sistema di codici, simboli e devozioni personali. La ricchezza di questi testi sta proprio nell’essere pensati per non essere condivisi con altri, permettendo un tuffo nell’intimità di tanti maestri e maestre dello spirito che dispiega la libertà, soprattutto affettiva, di vivere la preghiera. E ci restituiscono dei volti e delle storie inedite, fuori e lontani da quello che le biografie ufficiali ci raccontano.
Proprio per il legame con gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio, tra i gesuiti troviamo diversi diari spirituali: quello di Sant’Ignazio, ma anche quello di Pietro Favre e di Francesco Borgia, tra i tanti.
L’interpretazione e lo stupore che vengono da questi testi saranno il cuore del corso “Scrivere la preghiera: il diario nella tradizione spirituale del secondo millennio”. L’augurio è che il contatto con questi testi possa rinnovare questa pratica anche nella vita dei cristiani di oggi.