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La letteratura come schemi di vite possibili

Massimo Pampaloni S.I.

«L’immaginazione deve essere allenata perché diventi uno strumento di comprensione della realtà e non una oziosa attività che lasci il soggetto a speculare su cose che non accadranno mai, che non hanno la benché minima possibilità di avvenire e che sono soltanto un gioco. La grande letteratura del mondo contiene un materiale che, per uno studente di filosofia [e di teologia] è assolutamente prezioso. La letteratura è un modo per maturare nella propria visione della realtà. È chiaro che, a causa degli attuali processi di insegnamento della letteratura nelle università, l’esperienza immaginativa può diventare totalmente impossibile. Impossibile perché, per fare un esempio, quando uno legge Dostoevskij, Tolstoj, Shakespeare, in quel momento ha la possibilità di entrare in contatto con ciò che queste grandi menti concepirono sulle possibilità della vita umana. Ma se, invece, uno inizia ad affrontare tutto questo come soltanto una struttura testuale, con il punto di vista strutturalista o decostruzionista, etc., l’elemento dell’esperienza scompare. E ciò con cui si ha a che fare non è più uno specchio della vita».

Questo testo di un grande filosofo brasiliano, O. de Carvalho, traccia alcuni degli elementi che vedremo nel corso Schemi di vite possibili. La spiritualità cristiana e la letteratura, che terrò al II semestre nel nostro programma di Licenza.

Già il titolo del corso vuole essere una sintesi del testo con cui ho aperto questo post. Possiamo vivere una sola vita. Se ci capitano molte vicissitudini, possiamo avere la sensazione di averne vissute magari un paio o anche di più. Ma chi ha letto cento libri ne ha vissute almeno cento, e l’esperienza di queste vite, se integrate nella propria anima con una lettura meditata e lenta e non solo per “sapere come finisce la storia” oppure per “ammazzare il tempo”, diventa un fattore moltiplicatore di comprensione degli altri, delle nuances della vita, della realtà stessa.

Diventa anche il mezzo per comprendere ed esprimere le proprie esperienze. Ricordiamo sempre che una esperienza, anche personale, se non viene narrata non può essere elaborata, non possiamo imparare da essa, non è possibile rifletterci per migliorare o per renderla condivisibile. Per narrarla è necessario avere parole e saperle usare bene per farlo:

«Persone che scrivono male percepiscono male, ritengono male nella memoria e, assai facilmente, ingannano se stesse riguardo alle proprie intenzioni semplicemente scambiando i nomi dei sentimenti che le muovono. La letteratura e la conoscenza dell’anima umana sono sempre andate insieme. Nessuno può imparare le sfumature e sottigliezze della vita emozionale con  un linguaggio rozzo, anche se grammaticalmente corretto»,

dice lo stesso filosofo. Ma servono anche a esercitare quella che un famoso critico letterario americano, Kirk Russel (1918-1994), riprendendo il concetto da Edmund Burke (1729-1797), chiama “immaginazione morale”. La norma è sempre generale e astratta, ma i casi della vita sono sempre particolari e concreti. Ciò che aiuta a prendere decisioni corrette e moralmente giuste non è il raziocinio logico, bensì l’abitudine a vivere e sentire in modo buono e giusto. E la “palestra” dove questo allenamento della immaginazione avviene è proprio la letteratura, che si trova, quindi, alla base previa di ogni sapere, anche teologico. Di questo era convinto lo stesso Basilio di Cesarea, in quella sua famosa opera conosciuta come Discorso ai giovani, dove afferma che lo studio della letteratura e della poesia è propedeutico allo studio della Sacra Scrittura (intesa come la intendevano i Padri, ovvero teologia, ricerca dell’incontro con Dio).

Quindi, nel nostro corso vedremo a) perché la letteratura e la poesia sono la prima cosa che dovremmo curare nella educazione a qualsiasi altra disciplina, b) perché questo ha delle ricadute fondamentali per la teologia e la spiritualità. Tutto questo lo faremo leggendo testi esemplari della grande letteratura, che illustrano in modo efficace quanto avremo visti nei primi due punti. 

(Sull’importanza della letteratura ne parlo anche qui)